Trasferimenti
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Le Immersioni libridinose traslocano. Le prossime puntate delle scorribande nella carta stampata di una lettrice accanita saranno trasmesse su L'eleganza del riccio. Molti di voi mi leggono da tempo anche lì, gli altri sono tutti invitati!
Il blog libridinoso trasloca, ma non chiude. Sarà un po' come avere una casa di campagna! I vari post, i vostri consigli resteranno a disposizione di tutti quelli che amano condividere la passione per i libri.
Vi aspetto!
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Immersioni nel giallo
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Cari bloggeramici,|
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Lo spalatore di nuvole e altre letture
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"Sotto i venti di nettuno" di Fred Vargas è stata una delle letture più piacevoli dopo "L'eleganza del riccio", anche se per motivi differenti. L'Autrice è da anni un vero caso letterario e non credo di aggiungere nulla di nuovo: una trama gialla avvincente, classica quanto basta, senza spargimento di sangue a fiumi, eroi senza macchia e senza paura o curiosi ritrovati tecnologici usciti fuori da qualche laboratorio della CIA, cioè tutti quegli elementi che solitamente detesto. Il protagonista, il commissario Adamsberg (lo "spalatore di nuvole" che indaga seguendo l'intuito più della ragione), personalità complessa, sognante, sensibile, e tutti gli altri personaggi sono colti in divenire, nella loro umanità, con pregi e difetti, lati oscuri. Non sono figurine statiche, imprigionate nel loro ruolo, identiche a se stesse dalla prima all'ultima pagina: ciò li rende subito simpatici anche ai non amanti del genere. |
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Il Grande Torneo degli Scrittori
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Del capolavoro a fumetti di Art Spiegelman è stato scritto molto ed io non sono certo un'esperta del genere. Mi preme tuttavia lasciare alcune suggestioni personali, invitandovi a leggerlo o rileggerlo e, soprattutto, a farlo conoscere ai vostri figli, nipoti, allievi ecc...|
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Anno nuovo, letture nuove!
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Maus. Storia di un sopravvissuto, di Art Spiegelman. Il primo fumetto ad aver vinto il Premio Pulitzer, dedicato alla memoria degli ebrei atrocemente perseguitati dai nazisti. Qui un'accurata recensione e qui un'intervista a Moni Ovadia sul capolavoro del 1986. Chi me lo ha regalato conosce il mio amore per la storia e ha avuto un pensiero delizioso.|
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Immersioni natalizie
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Cari bloggeramici e lettori accaniti, in questi ultimi tempi vi ho lasciato a bocca asciutta, con la sola widget di aNobii a tener conto dei progressi delle letture. Non è un periodo molto rilassante e il tempo per certi piaceri è ristretto, ma proprio per questo il conforto dei buoni libri è ancora più prezioso.
Li tengo accanto a me, come amuleti, sembrano ispirarmi con la loro presenza solida, con le belle copertine colorate. Italo Calvino, Charles Dickens e il progetto di una nuova rilettura: Anna Karenina. Chissà, durante le feste potrò dedicarmi a uno degli Autori più amati.
Nel frattempo auguro anche a voi Buone Feste e un nuovo anno di bellissime letture!
Prima della pausa natalizia, però, non scordatevi della seconda manche del Torneo degli Scrittori!!!
Potete votare qui!!!
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Un miracolo, basta guardarsi intorno
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Wislawa Szymborska, considerata una delle più grandi poetesse viventi, è nata a Poznan nel 1923; dopo aver compiuto gli studi in Lettere e Sociologia a Cracovia, si è trasferita definitivamente in questa città, dove partecipa attivamente alla vita culturale, collaborando a numerose riviste. La sua prima raccolta di versi è del 1945: Cerco la parola. Seguiranno: Per questo viviamo (1952), Domande rivolte a se stessa (1954), Richiami allo Yeti (1957), Sale (1962), Cento giochi (1967), Qualche incidente (1972), Gente sul ponte (1986). Nel
Mi sono avvicinata a lei un paio di anni dopo il conferimento del Nobel, quando lessi Vista con granello di sabbia (che se non erro è stata la prima raccolta ad essere tradotta e quindi pubblicata in Italia). Non ho esitazioni ad affermare che fu una folgorazione. La trovai estremamente moderna, chiara, impeccabile, dotata di un’intensità straordinaria covata sotto le ceneri di un linguaggio apparentemente semplice.
Solo di recente, leggendo OK? Nuove letture facoltative, ho potuto apprezzare anche la sua straordinaria prosa, la quale mi ha colpito subito per quel tono quasi dimesso, ancestrale, ironico ed acuto che ho amato moltissimo in Natalia Ginzburg. Una lingua, la sua, che mi è suonata immediatamente familiare, sobria, intelligente. Un inno alla straordinarietà del vivere quotidiano, alla Bellezza, al valore dell’uomo comune. Coltissima senza essere mai saccente, di una riservatezza che sfocia nella ritrosia, lontana da qualsiasi generalizzazione, semplice ma non semplicistica.
Per questo apprezzo tanto due piccole paroline: “non so”. Piccole, ma alate. Parole che estendono la nostra vita in territori che si trovano in noi stessi e in territori in cui è sospesa la nostra minuta Terra. Se Isaak Newton non si fosse detto “non so”, le mele nel giardino sarebbero potute cadere davanti ai suoi occhi come grandine e lui, nel migliore dei casi, si sarebbe chinato a raccoglierle, mangiandole con gusto. Se la mia connazionale Maria Sklodowska Curie non si fosse detta “non so” sarebbe sicuramente diventata insegnante di chimica per un convitto di signorine di buona famiglia, e avrebbe trascorso la vita svolgendo questa attività, peraltro onesta. Ma si ripeteva “non so” e proprio queste parole la condussero, e per due volte, a Stoccolma, dove vengono insignite del premio Nobel le persone di animo inquieto ed eternamente alla ricerca. Anche il poeta, se è vero poeta, deve ripetere di continuo a se stesso “non so”. Con ogni sua opera cerca di dare una risposta, ma non appena ha finito di scrivere già lo invade il dubbio e comincia a rendersi conto che si tratta d'una risposta provvisoria e del tutto insufficiente. Perciò prova ancora una volta e un'altra ancora, finché gli storici della letteratura non legheranno insieme prove della sua insoddisfazione di sé, chiamandole “patrimonio artistico”...
Il testo del discorso tenuto in occasione del conferimento del Nobel.
Alcune sue poesie.
Scheda dell’Autrice ed interventi.
Il post di Gabrilu dedicato a Vista con granello di sabbia.
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Il Torneo degli Scrittori
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La donna che aspettava
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Dopo aver letto l'affascinante e competente commento di Gabrilu, non ho potuto resistere alla curiosità di addentrarmi nel mondo di Andreï Makine. La Russia di Makine è pervasa da un'atmosfera di sogno, eterea come la neve, fatta di paesaggi mozzafiato, di alberi, di luce, di acqua. Seducente e grave allo stesso tempo, sembra addormentata sotto lastre di gelo ma, in realtà, palpitante e reale. Gabrilu ha giustamente sottolineato il lirismo - mai pedante - nella descrizione dei paesaggi, la virtù quasi fatata con la quale l'Autore tratteggia le psicologie dei personaggi, riuscendo ad essere delicato e profondo insieme.
La donna che aspettava è un lungo viaggio, una struggente storia d'amore, lo specchio della cultura russa dissidente degli anni Settanta, la metafora di ogni attesa e utopia, un inno alla sovranità della natura. E' un dono raro condensare in centotrenta pagine, con una tale sensibilità, tutte le ansie e le attese di un popolo.
Vera, la protagonista, è una staordinaria Penelope contemporanea; sembra uscita da un dramma di Sofocle, un'Antigone che oppone e depone tutto - la giovinezza, la bellezza, la cultura, la posizione sociale - di fronte a un altare invisibile, ineluttabile, a un sentimento senza tempo che sopravvive perché nutrito da una speranza cieca, ma non folle. In verità è proprio il giovane intellettuale di Leningrado il vero debole della storia, così pieno di sè e destinato a fallire nel tentativo di cogliere il significato di un'esistenza troppo pura.
"Il ghiaccio si ruppe con una sonorità da clavicembalo. Ci guardammo. Stavamo entrambi per dire la bellezza di quel tintinnio, ma ci trattenemmo. L’eco del clavicembalo si era diluito nella luminosità dell’aria, si unì al lamento ripetuto di un rigogolo, all’odore di legna bruciata proveniente dall’isba vicina. La bellezza di quell’istante sarebbe semplicemente diventata la nostra vita".
Un incontro fugace, la sensazione di non riuscire a penetrare il mistero sino in fondo, la solidarietà e la rabbia per un simile destino che inevitabilmente si mescolano, la fascinazione per Mirnoe, sperduto villaggio poco distante dal Mar Bianco - evocato per tutto il romanzo come una presenza intrisa di sacralità - emozionano il lettore, al quale sembra di poter davvero toccare la neve, sentire lo sciabordio delle onde del lago sotto la barca che trasporta Vera.
Pagine di una Bellezza squisita e raffinata.
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